domenica 30 marzo 2008

Stefano Ceccanti: Al Senato si può vincere ma solo con il voto utile

Su l'Unità un articolo di Stefano Ceccanti fa chiarezza sul tema del voto utile.
Ceccanti è candidato al Senato in Piemonte e giovedì 3 sarà protagonista di un incontro a Borgomanero, alla SOMS alle ore 21.

Al Senato si può vincere ma solo con il voto utile
di Stefano Ceccanti, su l'Unità del 26 marzo 2008
Partiamo anzitutto da com’è nato il sistema lotteria con cui voteremo al Senato, Regione per Regione. C’era una volta, a differenza delle favole neanche tanto tempo fa, una maggioranza in crisi di consenso che prevedeva di perdere le successive elezioni politiche. Pensò di fare una legge che impantanasse la nuova maggioranza che le sarebbe presto subentrata nelle sabbie mobili di numeri molto ristretti. Nasce così il Porcellum Senato: un sistema complicato per uno scopo semplice. A parte i 6 seggi destinati agli italiani all’estero, la Valle d’Aosta, il Molise e il Trentino Alto Adige, il sistema del Senato è fatto apposta per evitare che si formino maggioranze consistenti in seggi.

Va infatti ricordato che la Valle d’Aosta vota nel suo collegio uninominale, il Molise ha solo due seggi e con un sistema proporzionale li vede assegnare uno per ognuna delle sue forze più consistenti, mentre in Trentino Alto Adige per un delicato equilibrio costituzionale tra minoranze e maggioranze si è dovuto lasciare il Mattarellum (sei collegi uninominali e uno di recupero).

Nella grande maggioranza delle Regioni, in cui nessuno è in grado naturalmente, con la proporzionale, di ottenere più del 55% dei seggi, c’è un premio che scatta per portare chi arriva primo a quella soglia. Siccome tutti sappiamo che nel nostro Paese la geografia del voto è molto eterogenea, non accadrà mai che qualcuno vinca ovunque, ottenendo quindi il 55% dei seggi complessivo. Al di là del successo in voti, si fermerà molto probabilmente al 52 o 53%, 5-10 seggi sopra la maggioranza di 158, escludendo dal computo i senatori di diritto e a vita. C’era anche un’ottima scusa per depistare le colpe: i moniti del Quirinale e di vari costituzionalisti che avevano messo in dubbio, tra l’altro, la legittimità di un premio nazionale al Senato. Quelle raccomandazioni sarebbero dovute servire a non approvare nessuna legge del genere a fine legislatura e invece furono strumentalizzate per giustificare un cambiamento in peggio, con una lotteria anti-governabilità di 17 premi indipendenti, che era perfettamente funzionale allo scopo di chi si vedeva perdente. Ciò che non fu previsto allora è che, una volta ottenuti gli effetti sperati sul centrosinistra, la stessa sorte avrebbe potuto anche ripercuotersi in seguito sul centrodestra medesimo. Per di più ci sarebbe stata anche l’occasione di riparare, dando via libera all’incarico del Presidente Marini, ma così non è stato, nell’eccessiva fiducia sullo scarto in voti registrato a inizio campagna a favore del centrodestra. Terminata la ricostruzione storica, veniamo quindi alla situazione attuale. Gli studiosi più prudenti, quelli che con un 30% di persone che questa volta, più del solito, si dichiarano ancora indecise, non se la sentono di fare previsioni troppo certe, danno per aperto, non scontato, l’esito sia alla Camera sia in undici delle Regioni in cui si vota col premio. Ricordiamoci peraltro che anche il migliore dei sondaggi fotografa realtà in rapido mutamento e ha margini non esigui di errore. Resterebbero comunque fuori dall’incertezza a favore del Pd (e dell’Idv) Emilia, Toscana e Umbria, mentre a favore di Pdl (con Lega e Mpa) vi sarebbero Lombardia, Veneto e Sicilia. Nelle sei Regioni sicure il voto dell’elettore può essere più libero, ricordando però sempre che se la lista votata è andata da sola, senza coalizioni, come la Sinistra Arcobaleno e l'Udc, quei voti si buttano se la lista non è in grado di arrivare alla significativa soglia dell’8% dei voti validi. Nelle undici Regioni incerte, così come alla Camera sul piano nazionale, conta chi vince anche solo per un voto: solo il Pd (o il Pdl) coi relativi alleati sono in grado di correre per il premio, determinando in modo decisivo la composizione delle Camere. Il voto utile non è quindi un’invenzione astratta o una ricetta universale, ma è un riflesso ineludibile di questo sistema elettorale, tenendo conto dei comportamenti elettorali prevedibili. Per tutti gli elettori del Paese alla Camera (tranne i valdostani che in modo incostituzionale sono purtroppo esclusi dal conto per il premio), e al Senato per quelli di Piemonte, Liguria, Friuli, Marche, Abruzzo, Lazio, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sardegna, la responsabilità è particolarmente grave. Scegliere di votare per una forza minore, peraltro quasi sempre a rischio dell’8% di sbarramento o sicuramente al di sotto, significa aprire le porte alla vittoria del partito più grande dello schieramento opposto. E' bene saperlo e diffonderlo sin da subito: ognuno vota come crede, ma ciascuno deve conoscere bene le conseguenze delle sue scelte per evitare recriminazioni successive. Si tratta di decidere se in quel sistema lotteria, con cui dobbiamo comunque fare i conti, si gioca per il premio massimo o ci si autolimita a un premio di consolazione.

Una postilla finale: su vari siti sembra farsi spazio una campagna astensionista, con varie motivazioni e con le più varie ed ingegnose modalità di realizzazione, nonché, soprattutto, con varie leggende metropolitane sui possibili effetti nell’assegnazione dei seggi. È bene ribadire una verità semplice: chi si astiene, vota bianco o nullo, chi dichiara nel seggio o fuori l’una o l’altra motivazione a favore della sua scelta di non dare un voto valido, dà vita a una protesta i cui effetti si esauriscono subito. Il 100% dei seggi di Camera e Senato si assegnano coi soli voti validi. Il premio di maggioranza alla Camera e i 17 premi al Senato scattano sempre e comunque, a prescindere da qualunque quantità di astenuti, bianche e nulle. Per quei 18 premi incidono solo i voti validi dati su un versante al Pd (e all’Idv), sull’altro a Pdl (con Lega e Mpa). Il sistema è sì una lotteria, ma chi non dà un voto valido perde subito il biglietto regalandolo agli altri.

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