lunedì 14 luglio 2008

Elogio delle feste dell'Unità

Un bell'articolo di Zoro sulle feste dell'Unità, da leggere.

Levateje er vino

Scritto da DIEGO BIANCHI Il 13/07/2008 Lasettete

Più l'elettorato uscito sconfitto dal voto tenta di rianimarsi cercando luci in fondo al tunnel del divertimento altrui, più chi dovrebbe dare l'esempio quelle luci sta cercando di spegnerle, mortificarle, renderle vane. E' una sensazione brutta, ma c'è, forte e diffusa.
Di tanti episodi che potrebbero ben testimoniare questa tendenza autolesionisticamente in atto, voglio soffermarmi sulle marginali ma emblematiche ultime dichiarazioni di Paolo Gentiloni: "Se l'universo simbolico resta quello delle vecchie feste dell'Unità, allora la battaglia è già persa. Mi chiedo se ora siamo quelli che bevono il vino rosso col pesce... Red and Fish".
Il periodo estivo e la solitudine in città mi rendono particolarmente sensibile al tema. Spesso finisco queste calde serate di luglio alla Festa dell'Unità di Roma, a Caracalla, dove centinaia di volontari smazzano grigliate e trippa, dove incontro tanti amici di un tempo e dove parlare di politica tra un'arista e un mojito resta divertente e corroborante, nonostante tutto.
Ogni volta mi mondo la coscienza spendendo un bel po', e il mio contributo al Partito è salvo. E però mi sento in colpa lo stesso, perché vedo uomini e donne di ogni età unti a sudare ai tavoli e mi dico "dovresti andarci pure tu a friggere, ogni tanto, come facevi una volta". Per fare certe cose però ci vuole voglia e motivazione. Perché dovrei friggere per uno come Gentiloni? E in generale, perché ora come ora dovrei friggere per il Partito Democratico? Lo so, è un approccio egoistico, ma è così, sono sincero.
Davvero non si rende conto uno come Gentiloni della clamorosa fortuna avuta nel potersi all'improvviso mescolare con l'invidiabile e unico patrimonio storico dell'"universo simbolico delle vecchie feste dell'Unità"? Lo sa Gentiloni che il solo stand sempre vuoto a Caracalla è quello del quotidiano Europa (unica vera novità rispetto alle feste di un tempo)? Perché non viene Gentiloni a proporre un universo compatibilmente diverso?
E se per colmo dei colmi tutti i camerieri dei ristoranti della Festa (quelli che a Roma e altrove hanno quasi imposto di mantenere il nome Festa dell'Unità) incrociassero le braccia, chi manderebbe avanti Festa e ricavi annessi? Davvero non si rendono conto tanti dirigenti del PD di quanto sia tarlato uno zoccolo duro sempre meno disposto a resistere ad oltranza?
Per visualizzare ciò di cui parlo, per capire la desolazione e l'ottimismo, lo smarrimento e l'euforia, la devozione e l'insofferenza, consiglio la visione de "Il grembiule", documentario in 3 parti attraverso le Feste democratiche della Brianza girato e pubblicato da Giuseppe Civati, videoblogger consigliere regionale lombardo.
Tutto si può cambiare, tutto deve evolvere, e probabilmente il livello delle feste di adesso è più basso di quelle di un tempo. Ma tanta gente riunita ogni giorno in un evento organizzato da un partito resta cosa sempre più rara. Infierire per complesso d'inferiorità organizzativa su identità già piegate dai calcoli sbagliati di una politica che mangia da sola fino a strozzarsi, è uno schock di cui, a differenza di quanto sostiene il redivivo Rutelli, i militanti del PD non hanno alcun bisogno.
Lasciarsi andare ad ubriacarsi di gente, a farsi popolo davvero se solo ci ricordassimo come si fa, sarebbe molto più salutare.

0 commenti: